COSA STA SUCCEDENDO ALLE NOSTRE CITTA’? NEGOZI DEL CENTRO E VETRINE TUTTE UGUALI! PERCHE’ E TUTTO COSI’ PIATTO?

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negozidelcentroOggi parliamo di commercio, dei negozi del centro storico e a dir la verità sono un po’ arrabbiato e deluso.

Vedo la società andare in una direzione che non mi piace per niente e sento il desiderio di farti partecipe della situazione.

Non so se tu che mi leggi sei d’accordo o meno, ma per una volta non voglio essere diplomatico, voglio prendere una posizione netta, sempre rispettando le idee di tutti, ma non mi piace la strada che sta prendendo il commercio nel nostro paese (e forse nel mondo).

Oddio! Non è che ai poteri economici interessi molto quello che penso, ma chi ha voglia di sentirsi un po’ ribelle, salga in auto con me. Facciamo un bel giro, vediamo quella che è la triste realtà e vediamo per quel pugno di sognatori che mi segue, quali contromisure adottare per cercare di limitare i danni e conservare i vecchi negozi del centro.

 

Dicevamo della piega che sta prendendo il commercio…

 

Una delle cose più belle che possiamo fare in Italia è quella di visitare delle bellissime città.

Ora non sto qui a elencarle, per non scontentare nessuno, però un giro in un centro storico, con i suoi monumenti, con i suoi negozi caratteristici è davvero un bel passatempo  che unisce cultura, gastronomia e magari shopping.

 

Sai, quel capo particolare che hai visto in una vetrina di Mantova durante una gita, che nella tua città non si trova e che fa morire d’invidia le tue amiche perché non lo possono avere?

Questo sarà sempre più difficile che avvenga.

 

Ma cosa sta accadendo sempre di più nel cuore delle nostre città alla velocità della luce e che dovrebbe allarmare anche te?

 

I negozi! I negozi del centro non sono più quelli di un tempo.

 

Oramai, in quasi tutte le città i negozi locali stanno chiudendo e stanno lasciando lo spazio ai monomarca delle grosse compagnie (e anche qui per non far torto a nessuno non li citeremo) ma che stanno rendendo ogni luogo uguale a un altro.

 

L’ennesimo negozio di intimo, l’ennesimo negozio di abbigliamento, l’ennesimo della grande catena di fast-food.

 

Ci stiamo proprio “americanizzando”…ma quale è il problema?

 

Te lo dico subito.

 

Ci stiamo appiattendo. Stiamo rendendo Torino uguale a Verona, uguale a Bologna…e così via.

 

A Verona ad esempio, la via dello shopping, Via Mazzini, sta diventando sempre più indistinguibile da un centro commerciale.

Prodotti massificati, quasi sempre di importazione, di qualità neanche a parlarne.

 

All’estremo opposto, si trovano anche i negozi delle grandi griffe, evidentemente presenti per i turisti danarosi e per motivi di marketing (sostanzialmente anche se non guadagnano, le spese vengono gestite come fosse pubblicità)

 

Di negozianti indipendenti, magari storici, sono rimasti oramai pochi pionieri, strozzati da affitti impossibili e dalla potenza di fuoco dei colossi.

 

Certo c’è sempre l’alternativa delle periferie e dei piccoli paesi…MA…

Il primo ostacolo al fatto che qualche negozio del centro storico possa resistere ancora è dato dalla grande distribuzione che oramai, all’esterno di ogni centro urbano, FILTRA ogni passante attirandolo a sé con offerte, sconti e feste.

 

Lo prende, e gli appioppa tutta una serie di prodotti, che nella maggior parte dei casi si possono definire “spartani” anche se con le luci e con la musica te li fanno apparire perfino belli.

 

Non so cosa ne pensi tu, ma io trovo che i centri commerciali siano luoghi irreali, “sintetici”. Un paese dei balocchi, dove la ricompensa è un “gadget” prodotto da una persona con gli occhi a mandorla pagata con una tazza di riso.

 

E sai cosa ci stiamo perdendo con queste miopi scelte?

 

Ci stiamo perdendo la cultura, la manualità, la sapienza e l’arte della nostra manodopera specializzata. Gente che ha imparato a bottega dai propri padri. Gente che oramai non ha più figli a cui insegnare. Lavori che andranno irrimediabilmente persi.

 

Quindi, se ci pensi bene, anche tu con il tuo portafoglio, con le tue scelte puoi ancora fare molto per cercare di conservare queste eccellenze.

 

Come?

Ad esempio acquistando i prodotti made in Italy. Che magari costano di più, ma che in termini di durata, bellezza e salute offrono le garanzie migliori.

 

 

Poi c’è un altro aspetto che da genitore mi dà molto fastidio. I miei figli rinunciano ad avere le cose belle, per volere le cose uguali agli altri  per non sentirsi diversi.

Non hai idea di come è stato difficile per me, convincerli che durante l’inverno è meglio andare a scuola con un bel paio di scarpe di pelle, (non immaginare ti prego delle scarpe da ottuagenario…di pelle, ma sempre grintose e attuali..)  che li fanno stare caldi e asciutti, anziché usare di quelle di tela che hanno tutti, a volte anche quando nevica!

 

In pratica, sempre con le dovute eccezioni, stiamo allevando una generazione che non sviluppa il senso del bello, della qualità, ma è abituata ad avere di tutto, ma mediocre.

Parlo di scarpe a 29 euro, maglie a 19, camice a 15 e così via…

 

Vuoi mettere quando una trentina di anni fa, noi ragazzi di allora, ambivamo ad avere il nostro giubbotto di pelle nera tipo Fonzie…dopo anni di insistenza e di sacrifici dei nostri genitori arrivava l’ambito regalo. In un bel pellame, fatto da artigiani e che ti durava 10 anni.

 

Quindi, la conclusione, interessata e anche disinteressata, è quella di supportare le attività locali, che nella loro storia si sono comportate bene con i clienti e che offrono prodotti ricercati, differenti, che spesso sono pensati in base alla clientela che ognuno ha. Certo, per essere onesto, molti commercianti, anche di quelli storici, non si comportano al meglio con la loro clientela.

In alcuni negozi, percepisci che il loro scopo è solo quello di “vendere”, cosa del tutto legittima, ma che non è etica e corretta se non tiene conto, che quel particolare prodotto è quello che serve a quel particolare cliente!

Lo spirito che quindi dovrebbe motivare un vero commerciante è esattamente quello degli altri professionisti. Diventare un vero CONSULENTE!

Ed è questo il vero obiettivo che io inseguo, sarà difficile, magari molti non ci credono, però è così che trovo la serenità e lo scopo del mio lavoro.

Bon! Chiusa questa parentesi lacrimevole….torniamo alla scelta della merce da proporre ai clienti.

 

Ragiona su questa differenza.

 

Quando visitiamo le fiere, e selezioniamo i fornitori e quindi i modelli, abbiamo in mente come costruire la nostra offerta pensando alle esigenze dei nostri clienti.

Non sto esagerando…Pensiamo ad alcuni di quelli più rappresentativi e cerchiamo di pensare quali occasioni di utilizzo possono avere nella stagione. Aggiungiamo poi dei tocchi di fantasia per rendere il tutto particolare e anche armonico.

 

Un lavoro davvero faticoso, ma che ci rende diversi da tutti.

 

Sai cosa succede invece ai negozi monomarca?

 

Uno stilista disegna una linea di prodotti per tutto il mondo, i titolari di questi monomarca  a volte scelgono all’interno del campionario presentato, a volte neanche quello.

Ci pensa il produttore a mandare via via quello che produce. La stessa identica merce a Messina, come a Frosinone, come a Belluno (solo per restare in Italia)

 

Quando invece, noi sappiamo benissimo come alcuni prodotti sono più apprezzati in alcune zone, rispetto ad altre. Un certo stile di scarpa, può andare alla grande a Riccione, essere apprezzato da pochi in Veneto e magari schifato a Milano.

 

Giungono voci di un ritorno della gente alle piccole attività locali, ai piccoli negozi del centro che sanno offrire un’esperienza più ricca e coinvolgente….

Se ci pensi bene, nel ricco settore del food (alimentari, vino, allevatori) è già una forte tendenza di mercato.

 

La domanda che mi faccio…Ne arriveranno ancora di vive all’appuntamento?

 

Dal canto nostro ce la mettiamo tutta. Magari specializzandoci ancora, in modo che il nostro cliente-tipo, possa trovare tutto quello che fa al caso suo.

Qui per esempio puoi trovare tutto il nostro assortimento, che ci è costato, viaggi, stress e qualche notte agitata.

 

Oh…se sei ancora qui dopo tutto sto po’ po’ di discorso, fammi il piacere di farmi conoscere cosa ne pensi.

Di solito dove fai i tuoi acquisti?

Il servizio che trovi ti soddisfa?

Le tue impressioni e esperienze saranno utilissime per non lasciare solo il mio pensiero, anzi per magari trovare altri spunti di riflessione!

Grazie

Alla prossima

 

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22 risposte

  1. Sandra ha detto:

    Articolo meraviglioso,condivido a pieno tutto! Ma mi permetto di dire che è la società malata che non si rende conto di essere topi da laboratorio basta vedere i clienti dei centri commerciali della domenica. Sembrano una mandria di bestiame che vanno avanti e indietro !!!!!

    • Antonio Nuca ha detto:

      Beh…in effetti, specialmente nel fine settimana, non c’è neanche lo spazio per muoversi, ed è strano come molte persone si sono adattate a questo modo di vivere.
      Non tutte però…abbiamo ancora speranza!

  2. luigi ha detto:

    Ottime osservazioni Antonio… solo noi consumatori possiamo invertire la tendenza in atto!

    • Antonio Nuca ha detto:

      Ciao Luigi.
      Hai perfettamente ragione. Infatti, il messaggio che voglio lanciare con questo articolo e proprio quello di far rendere conto alla signora Maria e al signor Mario, che non serve lamentarsi, ma che le scelte si fanno con il proprio portafoglio.

  3. orietta ha detto:

    Recentemente ho scoperto le sartorie…. ebbene nel mio piccolo paesino ce ne sono almeno due che lavorano molto bene e a prezzi da centro commerciale. Sembra impossibile come le persone si lascino ancora abbindolare da luci e slogan senza riconoscere il vero valore della creatività, dell’artigianato, dei materiali di qualità. Un vero peccato perché come dici tu le nostre città sono tutte uguali. .. quindi sosteniamo i piccoli artigiani, perché un lavoro eseguito da loro vale MOLTO MA MOLTO PIÙ di un oggetto standard acquistato allo stesso prezzo.

    • Antonio Nuca ha detto:

      Hai ragione Orietta. Anche noi piccoli però dobbiamo iniziare a farci valere. Attraverso l’aggiornamento, lo studio, perchè i tempi vanno avanti e non possiamo pensare di porci verso i nostri clienti come 30 anni fa!

      • Elena ha detto:

        Ciao Antonio, trent’anni fa le cose erano completamente diverse, pensi che alle persone piaccia essere standarizzate? Pensi che non preferirebbero come appunto trent’anni fa comprare scarpe italiane in negozi italiani e non andare nelle grandi catene dove vendono solamente cose fatte in Cina , Vietnam …..
        Solamente che l’entrata dell’euro nel lontano 2002 ha invogliato i negozianti italiani ad alzare notevolmente i prezzi, mentre le paghe degli italiani a quel punto si sono metaforicamente parlando “dimezzate”. Fino a quel momento i negozi cinesi, le grandi catene non avevano ancora preso piede, poi, piano piano visto che i negozianti italiani erano sempre pieni di se stessi e in nessun modo avrebbero abbassato i prezzi, i cinesi e le grandi catene in generale (abbigliamento, scarpe, casalinghi ecc) si sono presi la maggior parte dei consumatori, attualmente abbiamo varie catene di scarpe come Pitarello, Pitarello rosso, Bata, Tata, Deichmann ecc dove la maggior parte delle scarpe che si trovano sono made in Cina o Vietnamm ecc ed i prezzi sono bassi, quello che interessa alla maggior parte delle persone. I negozianti medio/bassi ad un certo punto si sono trovati a far i conti con le loro entrate/uscite e molti hanno dovuto chiudere, tutto questo naturalmente non è capitato ai negozi di alto di gamma. Comunque a dar il colpo di grazia ai commercianti italiani sono stati i nostri cari politici.

        • Antonio Nuca ha detto:

          Ciao Elena. Grazie per aver condiviso il tuo pensiero.
          Se devo essere sincero, non lo condivido in pieno. Purtroppo per me, faccio questo lavoro dal 1985 e anche allora c’erano le catene tipo Bata che trattavano le scarpe economiche.
          E’ vero, che i negozi “di qualità” erano molti di più, e che la società si è andata impoverendo per molteplici cause.
          Mi sento di escludere però (e te lo dico per esperienza personale) che la causa sia stata il cambio dell’euro.
          Ricordo perfettamente, che nei mesi precedenti e in quelli successivi all’introduzione dell’euro, era obbligatoria la duplice dicitura del prezzo, sia in lire che in euro.
          Forse, in alcuni settori, lo hanno fatto, (secondo me dove c’erano dei valori unitari bassi).
          Ricordo perfettamente, che quell’inverno del 2002, un bel paio di scarpe da donna costava 240,000 lire il prezzo trasformato in euro andava sui 125 euro. Oggi, in relazione la stessa scarpa costa 190 euro circa.
          Magari il raddoppio lo abbiao avuto nelle tariffe, tipo metropolitane, treni, etc.
          Chiaramente non escludo che vari personaggi abbiano fatto i furbi, ma da qui a pensare che la crisi dipenda da pochi furbi, non credo.
          Poi, un altro aspetto fondamentale, in quegli anni tolsero i dazi per le importazioni dalla Cina e da qui l’esplosione di tutto questo import.
          Una cosa oramai oggettiva è che si sta ampliando sempre più la forbice tra chi può spendere e chi fa fatica, ma alle volte, è ancora possibile acquistare prodotti di alta qualità pagando un prezzo modesto. Ad esempio acquistando nei saldi (magari verso gli ultimi giorni) o approfittando delle occasioni sulla merce della stagione precedente.
          Untima cosa: In quegli anni, molti vivevano al di sopra delle loro possibilità, grazie ai finanziamenti a cui accedevano, magari anche per andare in vacanza, cosa che i nostri padri, mai avrebbero fatto.
          Scusami se mi sono dilungato, poi in effetti, ognuno vede la realtà con i suoi occhi…

          • francesca ha detto:

            Buona sera,
            mi permetto di aggiungere un paio di cose…. le catene di negozi impiegano magari molti lavoratori ma a cui non è richiesta (e riconosciuta) alcuna specializzazione. Inoltre, per quanto riguarda la crisi, mi permetto una piccola riflessione. Verissimo che ci sono persone che non arrivano alla fine del mese. Ma è altrettanto vero che ci sono molte persone che pur non navigando nell’oro hanno almeno un cellulare (difficilmente modello base – senza internet e relative spese per la connessione eccc…) molti non rinunciano alla palestra e a qualche weekend “Low cost”. La mia non è polemica, ognuno ha il sacrosanto diritto di spendere i propri soldi come vuole. Ma appunto è una questione di scelta. e decidere di comprare 5 scarpe invece di 2 è una scelta. Poco importa se con il calo delle vendite l’artigiano prima magari riduce il personale e poi è costretto a chiudere. Poi però, quando capita a noi, monta l’indignazione verso la standardizzazione del lavoro perché ognuno pensa (giustamente ) di produrre qualcosa di unico e non standard. Ripeto, a scanso di equivoci, tutti hanno il diritto di spendere i propri soldi come vogliono e ci sono sicuramente molte persone che sono realmente in difficoltà. ..
            nel mio piccolo provo ad evitare le catene monomarca e cerco di evitare le cose standard, per me ed i miei figli. tuttavia mi scontro spesso con le loro richieste di quella tal maglietta perché ha il supereroe di moda oppure il tal gioco che ha anche l’amico (per ora si limitano a questo….a il grande ha solo 5 ann)….

          • Antonio Nuca ha detto:

            Certo Francesca. Non fa una piega il tuo ragionamento.
            Ognuno faccia quello che vuole, ma la sua azione, nel tempo potrebbe ritorcersi contro.
            Il mio compito con questo blog, è quello di sensibilizzare.
            Perchè è meglio un prodotto italiano, perchè una scarpa non vale l’altra.
            Se poi lo sai, magari scegli meglio…annessi e connessi.
            Grazie per il tuo contributo

  4. Sonia ha detto:

    Ciao Antonio,
    condivido appieno il tuo articolo e per esperienza devo proprio ammettere che hai tutte le ragioni nell’affermare che siamo standardizzati, hai ragione…non posso più andare a Mantova ed acquistare quel paio di pantaloni particolari e che le mie amiche mi possano chiedere “dove li hai presi?”…no! Li trovano in qualsiasi centro commerciale!! Per non parlare della qualità, io ho scarpe acquistate in negozi a basso costo che non hanno visto la fine della stagione ma scarpe ad un prezzo più importante e di ottima qualità che hanno anni …ma tanti anni, sempre in buona condizione e che accolgono a meraviglia il mio piede.
    Si!…dove noi facciamo i nostri acquisti è molto importante. Anche gli alimentari…vuoi mettere il macellaio che ancora ti consiglia la parte migliore, la più tenera, la più gustosa e come la puoi cucinare e servire rispetto a quel triste pezzo di carne appoggiato su un vassoio bianco e strizzato nella pellicola!

    • Antonio Nuca ha detto:

      Grazie Sonia. Hai perfettamente centrato il concetto. Io personalmente da anni faccio la spesa al negozio bio. Molti mi dicono “ehhh…ma io non posso spendere 4 euro per un pacco di biscotti” Poi vanno a fare la spesa e riempiono il carrello di “schifezze”, che se vuoi stare bene DEVI evitare (e non facciamo la lista per non finire fuori tema)
      Vogliamo vedere a fine mese e a fine anno chi spende di più? Magari comprendiamo anche le spese dei farmaci che io non uso, perchè se mangi bene non ne hai bisogno?
      Per le scarpe è lo stesso!
      E’ questione di “cervello” non di portafoglio!

  5. Sara ha detto:

    Vogliamo parlare di lana,cotone,seta? Non si sa piu’ cosa sono!Festival,del poliestere e del petrolio!Scarpe di vero cuoio,nemmeno a parlarne..plastica,gomma,telaccia e prezzi pure alti!Ingrassiamo gli stranieri e Italia addio,alla fine regaliamo soldi all’estero,ci facciamo comandare in casa nostra da stranieri che senza la ns. cultura e storia ci dicono come fare,sveglia Italia, svelia!Sembra che in Italia si viva solo di reggipetti e calze..ovunque Calzedonia, Intimissimi..italiani si ma made dove? Per tenere i prezzi bassi..poi scopri anche li che i soldi che dovrebbero entrare in Italia vanno agli stranieri,anche perche’ magari la società’ Italiana e’ stata venduta in quota a qualche straniero..perche’ per,le,stratasse non ce la faceva piu’!Siamo manovrati, manipolati,ipnotizzati e imbambolati, siamo automi,ci fanno fare quello che vogliono!Bisogna svegliarsi e comandare , selezionare in casa NOSTRA!Altro che andarsene all’estero dove ci trattano peggio degli extracomunitari,dobbiamo lottare in casa nostra a costo di rimanere di nicchia,ma con orgoglio e onore e franchezza di essere ancora Italiani made in Italy!Gli italiani stessi non vendano la mamma..altrimenti finiremo come gli indiani di America..nelle riserve e sconosciuti,non buttiamo via la nostra STORIA ed esperienza e CULTURA costruita nei secoli con fatica, eleviamola e trasmettiamola..i jeans di Armani..ve li ricordate a taglio carota, quelli dobbiamo cercare non Micael Kors..oggi molto in voga tra la fashion victims!

    • Antonio Nuca ha detto:

      Ciao Sara, grazie per il tuo commento.
      In gran parte lo condivido. Io però ti parlo delle mie scelte come negoziante.
      Noi veniamo dalla cultura dell’artigiano, visto che mio nonno le scarpe, prima di venderle le faceva.
      Mio padre, negli anni della mia formazione mi ha sempre fatto una testa gigante, sulla qualità…sul made in Italy….
      per cui come risultato, di tale lavaggio del cervello (e anche perchè mi piace così) noi ci siamo focalizzati su tutte scarpe in pelle e cuoio (veri) e sulle aziende italiane che producono anche in Italia.
      A questo risultato non siamo ancora giunti al 100%, ma le aziende con cui lavoriamo sono tutte italiane tranne 2, e di queste quasi tutte producono qui.
      Perchè facciamo questo?
      Per i motivi che dici tu sopra (sociali, posti di lavoro, ricchezza) ma anche per dare cose “vere e solide”, non scarpe o borse di plastica, con un bel nome appiccicato sopra.
      Mi piace dare valore a chi spende.
      Poi la strada più facile è quella di proporre il marchietto del momento, anche se fatto male e in Cina, che tanto si vende bene!

  6. Guerrucci Scarpe ha detto:

    Avete veramente ragione. Il discorso calzature è un tema molto importante che sta andando sullo SCONTATO. Per rimanere AGGALLA, un negozio di calzature deve rimanere aggiornato su tutto ed avere articoli che non si trovano IN OFFERTA in altri negozi.

    • Antonio Nuca ha detto:

      Il tema degli sconti è un altro dei punti molto discutibili del sistema. E’ un discorso un po’ complesso, oltre che importante e merita un articolo dedicato.
      Grazie per il tuo commento.

  7. Daniele ha detto:

    Ciao Antonio. Condivido in pieno il tuo concetto. Volevo chiederti, le scarpe delle grandi grif come: Prada, Gucci, hogan, tod’s, Versace, dolce e gabbana ecc usano qualità nei materiali o sono a prezzi folli solo per il marchio ? La produzione è italiana o estera?
    Vorrei passare direttamente in negozio ma quei pochi centinaia di metri chi ci dividono sono “usura”per le mie scarpe .

    Ciao

    • Antonio Nuca ha detto:

      Ciao Daniele…non vorrei prendermi una denuncia…ah ah ah
      Per essere equilibrati e oggettivi, quando acquisti una griffe, in parte paghi un buon prodotto, in parte paghi il brand, ovvero il prestigio che una determinata marca dà a chi porta tale oggetto.
      Per quanto riguarda la produzione, spesso dipende dai prodotti. Alcuni sono fatti in Italia, altri all’estero, ma non è quello il punto.
      Se una borsa di griffe costasse poche centinaia di euro come dovrebbe essere dal punto di vista del solo prodotto, non sarebbe più un oggetto da “sogno” che il prezzo molto alto le conferisce.
      Spero di essere stato sufficientemente chiaro 🙂

  8. cecilia ha detto:

    Ciao Antonio,
    condivido quello che hai scritto, anche se penso che il discorso sia molto complesso: credo che lo stile di vita a cui eravamo abituati ed al quale con difficoltà abbiamo rinunciato, la crisi, l’apertura dell’import dal mercato orientale… Tutto ha contribuito a portarci a questa situazione: chi era abituato a comprare 5 paia di scarpe, con la crisi ha deciso di comprare, visto che erano disponibili, sempre 5 paia di scarpe a prezzo più basso. Senza interrogarsi troppo sulla qualità o sull’impatto etico (chi le fa, in che condizioni, pagato quanto…) anche perchè molti non erano abituati a farsi queste domande.
    Mia madre non si è mai chiesta chi facesse le sue scarpe o i suoi abiti o coltivasse la frutta e verdura che comprava al mercato.
    In tutto questo, anche l’avvento del mercato online e la possibilità di comprare da altri paesi, europei e non, con facilità non ha aiutato.

    Ci abbiamo messo un po’, e non tutti l’hanno fatto, a porci queste ed altre domande: davvero 5 paia di scarpe a stagione ci servono? Meglio 5 paia di scarpe di bassa qualità o 2 buone?

    Credo che comunque le cose stiano cambiando e credo che il cambiamento diverrà via via più veloce.
    Io vivo in centro a Verona e quello che dici è vero: via Mazzini è il regno delle griffe, dei monomarca, del low cost vicino al lusso. Ma le vie vicine, che fino a qualche anno fa seguivano questo andamento o, ancora peggio, erano una serie di vetrine vuote, pian piano stanno tornando a ospitare piccoli artigiani o negozi simili al vostro, con un attenzione maggiore a chi e come produce (in corso santa anastasia c’è chi fa scarpe su misura, tanto per rimanere in tema… )

    Non so se posso inserire link, ma volevo segnalare a Daniele qui sopra che una televisione di un cantone svizzero di lingua italiana ha recentemente (fine 2016) messo in onda un interessante reportage proprio sulla produzione e commercio di prodotti in pelle di lusso (sopratutto scarpe e borse). La prima parte del servizio è inerente proprio a dove e come vengono prodotte.
    Si trova anche online, si intitola “luci e ombre nella moda”.
    Nel caso posso anche dare il link ma, come dicevo sopra, non so se sei d’accordo…

    • Antonio Nuca ha detto:

      Ciao Cecilia. Scusami per il ritardo con il quale rispondo al tuo commento ma non lo aveva proprio visto.
      Una considerazione su quello che scrivi riguardo il ritorno del “servizio” artigianale.
      E’ davvero auspicabile un suo ritorno, visto che oramai tutto il commercio sta virando verso il monomarca (basta visitare un centro commerciale, non c’è più un minimo di differenziazione…ovvero son tutti uguali)

      Per quanto riguarda il link che parla della produzione delle firme, mettilo pure!
      Ciao

  9. Ilaria ha detto:

    Ciao Antonio, io lavoro nell’ambiente tessile e quindi come te ho la sensibilitá del Made in Italy, del negozio tradizionale ecc. Non amo acquistare nei negozioni delle grandi catene perché appena entro con tutta quella roba ammassata mi sono già stufata ed esco senza comprare nulla. Le commesse sono inesistenti e spesso nemmeno sanno indicare dove si trovano i capi. Se hai un problema di qualità su un prodotto non ti sanno nemmeno spiegare o aiutare…non hanno preparazione tecnica e comunque ti guardano come per dire “vabbè, hai speso 20 euro che ti aspettavi…!” Questo espandersi del Low cost può sicuramente essere stato alimentato dalla crisi, ma i nostri migliori marchi di moda italiani hanno fatto il resto: manifattura cinese (o altro a basso costo) e prezzo del capo in negozio 300 euro. Dal mio punto di vista hanno perso di credibilità per puntare al margine di guadagno. Ora la tendenza é di tornare un po’ indietro ma non è così semplice. Ben vengano realtà come la vostra in grado di trasmettere passione e qualità utilizzando mezzi al passo con i tempi ma senza perdere il contatto umano con il cliente. Grazie.

    • Antonio Nuca ha detto:

      Ciao Ilaria. Concordo al 100% con la tua analisi. Il problema che i piccoli negozi indipendenti hanno quasi smesso di “combattere”.
      Nella morsa tra l’online sempre più diffuso e le catene commerciali hanno la sensazione che ci sia poco da fare
      Io penso che invece questa sia un’opportunità per dare il meglio
      Non basta più fare il comitino per restare sul mercato.
      Dobbiamo capire come rendere l’esperienza del nostro cliente entusiasmante, memorabile…e soprattutto FARLA diventare REALTA’

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